Nessuno ti vorrà più

“E tu credi che le cose siano così facili? Non c’è niente di facile a questo mondo. Mi dispiace per te, ma ora nessuno ti vorrà più. Lo sai come vanno le cose, i ragazzi cercano le belle ragazze nel pieno della salute. E tu…Mi dispiace davvero tanto, ma ora nessuno ti vorrà più”.

Nella mia stanza d’ospedale, lì al quarto piano, nel reparto di otorinolaringoiatria, dove ero capitata per caso, poiché nel reparto dove sarei dovuta andare non c’era posto, seduta sul mio letto, non riuscivo a smettere di piangere.

Quelle parole: “ora nessuno ti vorrà più” continuavano a riempire la mia mente e poco alla volta sentivo la mia anima come svuotarsi.

Le parole crociate della settimana enigmistica sul comodino e la mia vita, d’improvviso, scomposta come i pezzi di un puzzle. Cosa sarebbe accaduto della mia vita, fino ad allora, perfetta, di quindicenne spensierata?

“Nessuno ti vorrà più”. Con questo pensiero, ormai ancorato alla mia mente e le lacrime inarrestabili che continuavano a inondare il mio volto, mi addormentai in un sonno profondo.

Al risveglio mi sentii protetta dallo sguardo dolce e affettuoso dei miei genitori. Mia mamma mi avvolse con il suo caldo abbraccio e papà dolcemente disse: “ciao amore”.

Come per magia, quella frase “nessuno ti vorrà più”, pronunciata da una donna corpulenta sui quarantacinque anni che, in un freddo giorno di febbraio, nel corridoio di uno squallido ospedale di provincia, continuava a trangugiare patatine fritte, si dissolse e in quell’istante non mi apparteneva più.

Allora non sapevo, però, che quelle parole mi avrebbero accompagnata per parecchi anni e avrebbero avuto la potenza di condizionare la mia intera esistenza. Ignoravo anche che un evento così traumatico e negativo sarebbe divenuto il mio trampolino di lancio e la mia salvezza da una vita fredda e priva di emozioni.

Cominciai ad avere paura che le persone potessero guardarmi con occhi diversi. Ah quegli occhi, che senza proferir parola, possono ferire più di un’arma. Decisi, allora, di nascondermi. La ragazza che mostravo agli altri era forte, decisa e sicura. Non aveva paura di niente e soprattutto non aveva problemi, mai. Nessuno doveva sapere, perché se fosse accaduto mi sarei trovata irrimediabilmente sola. “Nessuno ti vorrà più”.

Non mi sfuggiva mai nulla, ero così attenta a tutti i particolari. Mi interessavo di ogni cosa e di ogni argomento ne sapevo sempre più degli altri. Mi era accaduto come a chi perde l’uso di uno dei sensi, che sviluppa meglio tutti gli altri. E’ come una sorta di autodifesa, che il corpo attiva quando c’è bisogno. Io però non avevo perso nessuno dei miei sensi, in compenso, avevo perso la cosa più importante: il senso della vita. Non erano gli altri che non volevano me, tutt’altro, ero io che fuggivo da loro. Senza rendermene conto mi stavo costruendo un mondo in cui le mie uniche compagne erano la solitudine e la paura. Ero sempre e comunque disponibile per tutti, sempre pronta ad ascoltare, a vivere intensamente ogni momento. Ma era solo un’ illusione. Io non c’ero. La mia disponibilità era relativa e il mio vivere intensamente era fittizio. Credevo che nessuno avrebbe mai potuto capire il mio stato d’animo. Nessuno, soprattutto, avrebbe mai ascoltato la mia silente richiesta di aiuto. Siamo così presi da noi stessi che difficilmente riusciamo ad ascoltare anche gli altri. Ben presto, però, sopraffatta dai pensieri, quella vita cominciò a starmi stretta e un giorno, stanca, quasi a chiedere aiuto, gridai: “sono sola!”. (AVANTI)

 

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Seguitemi, allora, cosa aspettate? La vita è adesso. Un puntino sospeso nell'infinito pronto a crescere e diventare un disegno dalle sfumature meravigliose. Giovanna Giaquinto è il mio nome e trasporto le parole dalla tua mente su un bianco foglio di carta. Provare per immaginare.